Il dentista sfoggia nell'ora di pranzo un succhiotto non indifferente sul collo.
Un bel tatuaggino color melanzana.
Vedo lei che sfrigola sulla seggiola, sembra un termosifone appena acceso. Non riesce mai a stare zitta, a evitare di dire la sua in modo diretto e sfacciato.
E eccola che si lancia. La voce è quella della Littizzetto quando parla con Eminenza.
Certo che avresti potuto almeno coprirlo!
Lui bonario sogghigna.
Si alza in piedi, e battendosi sul petto come un orango dice: "Esto cuerpo tiene dueña!" (Trad. Questo corpo ha una padrona!).
Non avrei potuto rispondere meglio alla malfollada (non si può tradurre) acidella, la quale si è subito stizzita.
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mercoledì 15 febbraio 2012
mercoledì 8 febbraio 2012
Stupidity
se poi provo a fare spinning e la cosa che mi blocca di più non sono i pedali, ma il mio colosso gluteico in mondovisione per le retrovie... something goes wrong!
giovedì 26 gennaio 2012
Calde farfalle.
Vertigine e farfalle
Quando
La mia capa tocca con le labbra
La mia fronte
Per sapere se ho la febbre.
Quando
La mia capa tocca con le labbra
La mia fronte
Per sapere se ho la febbre.
venerdì 20 gennaio 2012
Spleen.
Cosa c'è più frustrante di fare un dottorato? Fare un dottorato che non ti appassiona in un gruppo mediocre.
Ed è difficile che qualcosa non mi appassioni.
Un progetto in cui nemmeno tu credi più, due anni di lavoro in due grafici che dicono sempre la stessa cosa.
Fail.
Fail. Fail.
E a Calimero, che sembra essere nonostante tutto una persona con cui è piacevole passare il tempo non lavorativo, viene steso un banchetto appetitoso. Sarà una strada difficile, complessa, questo è certo. Ma è un progetto logico, concreto, matematico, avvincente. Appassionante.
Ma dato che più frustrante di un dottorato non appassionante, c'è sicuramente il continuare non trovare lavoro, a vivere con i propri mater e pater familiae, continuare a vivere nella stessa città con rapporti sclerotizzati e rinsecchiti dall'abitudine, etc etc etc estaré callada, y nada mas.
Perchè almeno qui le apocalissi relazionali sono state ridimensionate, il ruolo di figlia abbattuto, il senso di inutilità e di assenza di futuro posticipati.
Cose che per mia attitudine sarebbero altrimenti rimaste irrisolte.
Anche se a volte diventa fortissimo il bisogno di un amico che conosca anche la vecchia me, la mia vera fragile me, che non sia FrenchBoy che non è ovviamente la persona più adatta ad ascoltare le mie crisi spleen, che non sia per skype, che lì fa freddo.
Ed è difficile che qualcosa non mi appassioni.
Un progetto in cui nemmeno tu credi più, due anni di lavoro in due grafici che dicono sempre la stessa cosa.
Fail.
Fail. Fail.
E a Calimero, che sembra essere nonostante tutto una persona con cui è piacevole passare il tempo non lavorativo, viene steso un banchetto appetitoso. Sarà una strada difficile, complessa, questo è certo. Ma è un progetto logico, concreto, matematico, avvincente. Appassionante.
Ma dato che più frustrante di un dottorato non appassionante, c'è sicuramente il continuare non trovare lavoro, a vivere con i propri mater e pater familiae, continuare a vivere nella stessa città con rapporti sclerotizzati e rinsecchiti dall'abitudine, etc etc etc estaré callada, y nada mas.
Perchè almeno qui le apocalissi relazionali sono state ridimensionate, il ruolo di figlia abbattuto, il senso di inutilità e di assenza di futuro posticipati.
Cose che per mia attitudine sarebbero altrimenti rimaste irrisolte.
Anche se a volte diventa fortissimo il bisogno di un amico che conosca anche la vecchia me, la mia vera fragile me, che non sia FrenchBoy che non è ovviamente la persona più adatta ad ascoltare le mie crisi spleen, che non sia per skype, che lì fa freddo.
giovedì 12 gennaio 2012
martedì 10 gennaio 2012
Sono fortune...
A capodanno, a quanto pare, mi si è spento il cervello per un tempo imprecisato, ma per motivi ben definiti. Vodka e Martini hanno effetti incontrollabili sulle mie piccole, insignificanti e fragili sinapsi.
Ergo: appena riaccendo il cervello mi accorgo che il mio orologio e i miei due cellulari hanno deciso di prendersi una vacanza. Senza alcun preavviso. Semplicemente se ne sono andati. Presi sicuramente dalla foga della musica rimbombante hanno dimenticato di lasciarmi anche il più semplice bigliettino di addio.
Orologio un tempo bello-fuori oltre che bello-dentro, ma che ormai stava attaccato con i pezzetti di scotch, e che continuava a essere il mio orologio solo per la sua bellezza interiore. Un regalo da parte di persone preziose.
E i cellulari? Cos'è questa profusione di sudici danari ed esposizione presuntuosa di zozza fortuna? Na. Semplicemente due scarcagnati apparecchi plasticosi dotati di una incredibile capacità di connettersi alla rete telematica di due stati differenti facendomi spendere più soldi al mese di quanto siano costati loro, i suddetti apparecchi.
Quindi, oggetti tanto amati, curati e desiderati, raccogliete tutte le forze rimaste in voi e esplodete in mano a chi vi ha indotto, con buone o cattive promesse, ad uscire dalla mia linda e pinta borsa.
Due Samsung (prima che Samsung facesse Galassie S-X-Y-Z, Tavolini, e Portatili vari) vengono sostituiti da oggetti altrettanto plasticosi, ma decisamente meno Samsung. Così tanto "meno Samsung" che sono di due marche di sconosciuta origine, ma dal nome decisamente esotico. Onda e Huawei (che data la mia lieve dislessia, è diventato immediatamente Hawaii).
E intanto le gnocche di VictoriaSecret con i loro costumi stupendi davvero ci sono andate in mezzo al Pacifico. Bora Bora. Mannaggia a loro. Pur di andare là credo che potrei accettare di diventare anoressico-forme, obbligare la mia pelle ad abbronzarsi e cosa ancor più dura, farmi fare foto in costume.
Ergo: appena riaccendo il cervello mi accorgo che il mio orologio e i miei due cellulari hanno deciso di prendersi una vacanza. Senza alcun preavviso. Semplicemente se ne sono andati. Presi sicuramente dalla foga della musica rimbombante hanno dimenticato di lasciarmi anche il più semplice bigliettino di addio.
Orologio un tempo bello-fuori oltre che bello-dentro, ma che ormai stava attaccato con i pezzetti di scotch, e che continuava a essere il mio orologio solo per la sua bellezza interiore. Un regalo da parte di persone preziose.
E i cellulari? Cos'è questa profusione di sudici danari ed esposizione presuntuosa di zozza fortuna? Na. Semplicemente due scarcagnati apparecchi plasticosi dotati di una incredibile capacità di connettersi alla rete telematica di due stati differenti facendomi spendere più soldi al mese di quanto siano costati loro, i suddetti apparecchi.
Quindi, oggetti tanto amati, curati e desiderati, raccogliete tutte le forze rimaste in voi e esplodete in mano a chi vi ha indotto, con buone o cattive promesse, ad uscire dalla mia linda e pinta borsa.
Due Samsung (prima che Samsung facesse Galassie S-X-Y-Z, Tavolini, e Portatili vari) vengono sostituiti da oggetti altrettanto plasticosi, ma decisamente meno Samsung. Così tanto "meno Samsung" che sono di due marche di sconosciuta origine, ma dal nome decisamente esotico. Onda e Huawei (che data la mia lieve dislessia, è diventato immediatamente Hawaii).
E intanto le gnocche di VictoriaSecret con i loro costumi stupendi davvero ci sono andate in mezzo al Pacifico. Bora Bora. Mannaggia a loro. Pur di andare là credo che potrei accettare di diventare anoressico-forme, obbligare la mia pelle ad abbronzarsi e cosa ancor più dura, farmi fare foto in costume.
mercoledì 4 gennaio 2012
Stella
La nebbia è bella appiccicosa, e un po' mi piace. E' un po' come stare sotto la trapunta. Bianco latte.
Cecità atipica. Così doveva immaginarsela Saramago.
L'aereo decolla e la nebbia non è altro che cotone idrofilo che si è agganciato sulla crosta della terra, impigliandosi sulle asperità, montagne e colline.
Scogli in un mare in quiete.
Cecità atipica. Così doveva immaginarsela Saramago.
L'aereo decolla e la nebbia non è altro che cotone idrofilo che si è agganciato sulla crosta della terra, impigliandosi sulle asperità, montagne e colline.
Scogli in un mare in quiete.
Caspar David Friedrich
Viandante sul mare di nebbia (via)
Ascoltare l'inglese di hostess e steward è come tornare piccoli, non ci capisci niente.
A volte il bisogno di tornare piccola, spensierata, si fa più forte del solito. Voglia di passare il tempo a giocare con la sabbia e l'acqua in giardino con i miei cugini e mio fratello, avere tempo per tutto e per niente, voglia di frittelle con i fiori di zucca e di una tavola apparecchiata sotto gli alberi di fianco a casa, stare appollaiata sul rusticano per degli interi pomeriggi.
.. da un film stupendo visto ormai troppo tempo fa.
sabato 26 novembre 2011
mercoledì 23 novembre 2011
Finde Shows.
Venerdì sera, spanish fiesta fiesta come si deve qui. La terra delle persone che non fanno della loro sessualità incompatibile con i dictat cattolici un problema.
Ane, tesoro basco finito casualmente a fare tirocinio nel mio laboratorio. Lei e i suoi amici carini carini. Discoteca nei cui bagni si torna a parlare con le piastrelle. E si ride a crepapelle.
C'è il deficente-palla al piede, mi tocco la nuca con disinvoltura, è il segnale, lei mi chiama. Scusa, davvero, molto interessante quello che dici, ma devo andare. Giochini adolescenziali che adoro.
C'è il paladino dell'amore vero. Visione disneyana.
C'è il gregge di belghe insipide come l'insalata omonima. Tutto il mondo è beeeeello, guarda come luccicaaaaa. Impalpabili più dello zucchero a velo vanigliato. Guarda, mi sento così vecchia, ho vent'anni, vorrei averne ancora diciotto. Sai, i vent'anni segnano la metà della vita, dopodichè si diventa adulti e diventa tutto più noioso.
Ancora una volta dopo troppo poco tempo cerco di trattenere lo sguardo da balle di fieno che rotolano nel deserto.
Così scopro che per loro è normale sposarsi e mettere su famiglia intorno ai venticinque anni.
Le sorrido comprensiva. Eeeeeh, capisco.
Mancava solo la pacca sulla spalla.
Scattino.
Ho una buona notizia per te.
Mmmm, che? Calimero se ne va?
No, sta sera vieni con me a vedere Los miserables. Gratis. C'è lui, fa la maschera, ci fa entrare senza problemi.
Gioia incontenibile.
Dalla galleria studiamo i posti liberi giù in platea. Preferisci prima o seconda fila?
Euforia.
Quando già stanno annunciando l'inizio dello spettacolo, scendiamo le scale, e mentre iniziano ad affievolirsi le luci in sala ci sediamo in platea. Seconda fila, centrale.
Un musical stupendo, scenografie maestose. Il fumo di scena arriva in volute dense ad avvolgermi. L'orchestra suona dal vivo. Una storia drammatica si sviluppa potente attraverso melodie deliziose. Le lacrime si sprecano.
L'assenza del ballo e di canzoni travolgenti sono le uniche cose che impediscono a questo musical di scalzare dal primo posto Notre dame de Paris.
Il ruolo di Eponine il migliore.
Ane, tesoro basco finito casualmente a fare tirocinio nel mio laboratorio. Lei e i suoi amici carini carini. Discoteca nei cui bagni si torna a parlare con le piastrelle. E si ride a crepapelle.
C'è il deficente-palla al piede, mi tocco la nuca con disinvoltura, è il segnale, lei mi chiama. Scusa, davvero, molto interessante quello che dici, ma devo andare. Giochini adolescenziali che adoro.
C'è il paladino dell'amore vero. Visione disneyana.
C'è il gregge di belghe insipide come l'insalata omonima. Tutto il mondo è beeeeello, guarda come luccicaaaaa. Impalpabili più dello zucchero a velo vanigliato. Guarda, mi sento così vecchia, ho vent'anni, vorrei averne ancora diciotto. Sai, i vent'anni segnano la metà della vita, dopodichè si diventa adulti e diventa tutto più noioso.
Ancora una volta dopo troppo poco tempo cerco di trattenere lo sguardo da balle di fieno che rotolano nel deserto.
Così scopro che per loro è normale sposarsi e mettere su famiglia intorno ai venticinque anni.
Le sorrido comprensiva. Eeeeeh, capisco.
Mancava solo la pacca sulla spalla.
Scattino.
Ho una buona notizia per te.
Mmmm, che? Calimero se ne va?
No, sta sera vieni con me a vedere Los miserables. Gratis. C'è lui, fa la maschera, ci fa entrare senza problemi.
Gioia incontenibile.
Dalla galleria studiamo i posti liberi giù in platea. Preferisci prima o seconda fila?
Euforia.
Quando già stanno annunciando l'inizio dello spettacolo, scendiamo le scale, e mentre iniziano ad affievolirsi le luci in sala ci sediamo in platea. Seconda fila, centrale.
Un musical stupendo, scenografie maestose. Il fumo di scena arriva in volute dense ad avvolgermi. L'orchestra suona dal vivo. Una storia drammatica si sviluppa potente attraverso melodie deliziose. Le lacrime si sprecano.
L'assenza del ballo e di canzoni travolgenti sono le uniche cose che impediscono a questo musical di scalzare dal primo posto Notre dame de Paris.
Il ruolo di Eponine il migliore.
Lydia Fairen interpreta Eponine
La scena della sua morte la più toccante. Es lluvia nada mas.
lunedì 21 novembre 2011
Paper Planes.
Aereoporto.
Aspetto cercando di trattenere la fastidiosa agitazione data dall'attesa. Ne approfitto per osservare, studiare la gente. Fortunatamente all'arrivo degli aereoporti la felicità della gente è contagiosa.
Gruppi di giovani stracarichi di energia pronti a distruggere la città con feste scatenate. Famiglie in attesa. Persone.
Un uomo. Tiene in mano un mazzo immenso di rose rosse, avvolte in delicata carta velina verde. E' agitato, cambia continuamente il peso sui piedi. Destra, sinistra, destra, sinistra. Solleva il polso e controlla l'orario. Un gesto ripetuto come automatismo, sicuramente non si è nemmeno accorto realmente di che ora sia. Un semplice contatto con il tempo. Cambia posizione ancora. Destra, sinistra, destra, sinistra.
Finalmente lei arriva, con una bambina vestita come una minuscola donna di classe. Cappottino rosso. Un orsetto viene trascinato sul pavimento lucido dell'aereoporto per il braccio morbido e peloso.
Abbracci e baci.
Molto bene.
Il libro sta prendendo una piega inaspettata. Chissà che non abbia fatto bene a insistere..
Anche la Spagna come l'uomo delle rose rosse, come tutti, in attesa di un cambiamento cambia posizione. Destra, sinistra, destra, sinistra...
Che amarezza, anche qui dunque il senso della memoria è stato dimenticato.
E allora via libera alla privatizzazione di massa, via i diritti per gli omosessuali, via la legge sull'aborto.
Destra.
Aspetto cercando di trattenere la fastidiosa agitazione data dall'attesa. Ne approfitto per osservare, studiare la gente. Fortunatamente all'arrivo degli aereoporti la felicità della gente è contagiosa.
Gruppi di giovani stracarichi di energia pronti a distruggere la città con feste scatenate. Famiglie in attesa. Persone.
Un uomo. Tiene in mano un mazzo immenso di rose rosse, avvolte in delicata carta velina verde. E' agitato, cambia continuamente il peso sui piedi. Destra, sinistra, destra, sinistra. Solleva il polso e controlla l'orario. Un gesto ripetuto come automatismo, sicuramente non si è nemmeno accorto realmente di che ora sia. Un semplice contatto con il tempo. Cambia posizione ancora. Destra, sinistra, destra, sinistra.
Finalmente lei arriva, con una bambina vestita come una minuscola donna di classe. Cappottino rosso. Un orsetto viene trascinato sul pavimento lucido dell'aereoporto per il braccio morbido e peloso.
Abbracci e baci.
Molto bene.
Il libro sta prendendo una piega inaspettata. Chissà che non abbia fatto bene a insistere..
Anche la Spagna come l'uomo delle rose rosse, come tutti, in attesa di un cambiamento cambia posizione. Destra, sinistra, destra, sinistra...
Che amarezza, anche qui dunque il senso della memoria è stato dimenticato.
E allora via libera alla privatizzazione di massa, via i diritti per gli omosessuali, via la legge sull'aborto.
Destra.
giovedì 10 novembre 2011
Things.
Leggo.
Mi sconvolge per la sua banalità. Un bel mazzo di pensieri scontati, parole deludenti, sentimenti prevedibili. Sconvolgente banalità.
Ma proseguo imperterrita. Perché voglio sapere se prima o poi si riscatterà, sono l’avvocato delle infinite occasioni. Perché nonostante conosca e approvi i dieci diritti del lettore secondo Pennac, proprio non ce la faccio a lasciare lì un libro (a meno che non si tratti de Il partigiano Jonny, quello sì, si può abbandonare).
Per chi non li sapesse, i diritti irrinunciabili di ogni lettore:
1) il diritto di non leggere
2) il diritto di saltare le pagine
3) il diritto di non finire un libro
4) il diritto di rileggere
5) il diritto di leggere qualsiasi cosa
6) il diritto al bovarismo
7) il diritto di leggere ovunque
8) il diritto di spizzicare
9) il diritto di leggere a voce alta
10) il diritto di tacere
Ballo.
Danza. LindyHop. Lui, il moretto sulla sinistra è il mio prof. Non male. Affatto.
A lezione conosco un italiano e un francese. L’ambiente qui è molto più disteso e amichevole rispetto allo spocchioso mondo della salsa che ad ogni angolo olezza di vecchiume. L’italiano è la versione mora e gentile della fissazione della mia vita. Ci siamo presi in simpatia. Toscano con metà della vita passata a Bologna. "Uomo di cultura". Gli piacciono i miei orecchini a coccinella. E forse anche qualche cos’altro.
Viaggio.
Mater e Pater familiae in visita. Degno di nota il viaggio a Tarragona con Boby, la valigia ante-guerra, fabbricata prima che il Sig. Trolley inventasse, appunto, il Trolley. Boby, solo ruotina-munito, è come un cane al guinzaglio, tira dove vuole lui. Mater e Pater si sono portati al seguito un'amica. Amica completamente incompatibile con la sottoscritta. Amica che ha avuto una vita difficile, una vita tremenda, tristissima. Ma, sarò stronza, non riesco a giustificare il suo essere così congestionatamente nervosa, incapace di capire che forse quando uno sta parlando tu non devi parlare… E tante altre cose. Sarò stronza.
Tarragona - Anfiteatro romano - patrimonio UNESCO
Mi incazzo.
Il calimero messicano ha rischiato di morire. Preso dall’agitazione per avere il suo primo esperimento contaminato da un pregevolissimo ceppo batterico, non ha VISTO che stava versando la candeggina anche su una mia piastra. Ho dovuto far entrare nei polmoni tutta l’aria che c’era nel laboratorio per non vomitargli addosso il mio odio. Ricorrere alle lontanissime lezioni di yoga e a tutta la mia calma. Ha funzionato. Adesso almeno è sedato, e cerca di contenere il suo altrimenti incontenibile desiderio di mettersi in mostra, perchè è chiaro che verrà insignito presto da un Nobel.
Anche CiaoBella. Arrivo all’una al lavoro perché sono stata male tutta la mattina. Come fai a dirmi “sei sempre in formissima” quando ho la faccia color della cera economica delle candele delle chiese e sto su perché due Buscofen nelle vene mi fanno da ciappetto tenendomi attaccata al filo della lucidità?
Sogno. Amica è venuta a trovarmi. E con lei gli ultimi raggi di autunno. Farfalle e piedi scalzi.
Foto scattate da lei, Alicae
Assieme siamo andate in uno dei miei musei preferiti. Il quadro oggetto di miei numerosi pellegrinaggi era ancora là appeso.
Susana Rangel - La nuca
Lei è Susana Rangel. E tutti quelli che hanno visto “La nuca” mi hanno chiesto se fossi io di spalle. Non potevo trattenermi dal saccheggiare il museo di ogni gadget che riportasse questo quadro. Non potevo davvero.
Rifletto.
Ultimamente ogni persona che mi incontra nel corridoio e che sa che sono italiana mi ferma dicendo: “congratulaccioni”, “và a casa!”, “sei felicce?”, “finalmente eh?”. Io sorrido. Ma è un sorriso amaro. Perché per quanto mi sforzi non sono felice, non ci vedo molto di positivo nel nuovo panorama politico italiano. Non riesco a percepire un prossimo forte cambiamento. Un rospo se ne va dallo stagno, ma quello che rimane è pur sempre fanghiglia. E ci sono ancora tutti gli altri rospi.
Ascolto.
Everytime i look in your eyes
you move the
ground beneath me
and? i really don't know why
but i don't wanna end tonight
you move the
ground beneath me
and? i really don't know why
but i don't wanna end tonight
Stringi forte al petto quell'attimo che c'è
se ti porti dietro il mondo
porta dietro pure me...
se ti porti dietro il mondo
porta dietro pure me...
giovedì 27 ottobre 2011
Bizzarrità.
Quindicenni apparenti si rincorrono salendo e scendendo le quattro rampe di scale dell’edificio in cui lavoro.
Fuori da una delle peggiori discoteche in un raro e piacevole momento di aria tra una doccia e l’altra di musica frastornante e strattoni, la versione spagnola di Ciaobella (nel caso specifico AdiosGuapa) mi saluta passando, poi si ferma, si volta verso di me, mi viene incontro e tira fuori dai pantaloni una rosa rossa gambo-munita con tanto di pacchetto di cellophane e me la porge sorridendo.
Temporale intelligente sceglie di arrivare alla periferia di Barcellona proprio quando è il momento della mia passeggiata quotidiana verso l’ospedale in cui irradio i miei esperimenti. Momento che non si può ovviamente posticipare. Saranno 900 metri. 1800 metri ida y vuelta. 3000 passi in totale. Più o meno. Considerata la mia falcata non proprio da amazzone. Normalmente è una pausa piacevole, 20 minuti che mi regalo all’aria aperta a metà giornata. Ma piove. E io l’ombrello non ce l’ho, “perchè vivo a Barcellona e non ne ho bisogno”. Brava. Il problema della copertura superiore viene comunque prontamente risolto. La parte più divertente arriva quando il sottopasso, unica via pedonabile che collega l’università con l’ospedale si trasforma in uno stagno. E senza nemmeno i giunchi, le ninfee e le paperelle. Quando riesco a ritornare in laboratorio sono più fradicia di un pesce nell’acquario. A ogni passo faccio ciaf ciaf. E anche oggi ho fatto la mia dose di piscina. 36 vasche da 50 metri. Oppure 72 da 25.
Il mio difficile rapporto con l'America latina, e nello specifico con il Messico, sta venendo messo a dura prova. Un nuovo dottorando messicano è arrivato. Damn! Partiamo dal presupposto che parlano uno spagnolo che sembra stato inventato apposta per le Winx o le Whoooo girl. Tutto al diminutivo. Parlano e non li capisci. Ci metti tutta la buona volontà del mondo. Ma non ce la fai.
E gli uomini. Gli uomini messicani, questa specie straordinaria. Piccoli, cicciottelli, scuri, molto scuri, rotondi, e con una voce fleeeeebile. Ma sii uomo! Tira fuori la voce da uomo! E invece no. E tu rimani lì a cercare di capire cosa dice la loro vocina da donnina gracilina. Ma è impossibile.
Contestualizzata la specia -maschio messicano- aggiungiamoci due cose.
Uno.
Il primo giorno già ci delizia con una perla non indifferente. Si, io mi occupavo di Alzheimer, però il cancro è sempre stato il mio hobby. Leggevo papers sul cancro nel tempo libero.
E penso, mentre non riesco a trattenere la faccia da balle di fieno che rotolano nel deserto: Uhm, di certo il tuo hobby non è fare sport.
Due.
Mi dice che ha letto un papers (ovvio no?) sull'emergente problema sociale di FB. Viene stimato che nel 2020, mi dice, la causa principale di depressione fra gli adolescenti sarà associata ai social network, e in particolare correlata all'assenza di likes e di commenti.
Poi continua: "io giornalmente ricevo una decina di likes e commenti, una mia amica è triste perchè ne riceve pochissimi in SETTIMANE. E io la prendo in giro, però poi le scrivo qualcosa sulla bacheca così è contenta.."
E penso che probabilmente, non c'è bisogno di arrivare fino al 2020.
E gli uomini. Gli uomini messicani, questa specie straordinaria. Piccoli, cicciottelli, scuri, molto scuri, rotondi, e con una voce fleeeeebile. Ma sii uomo! Tira fuori la voce da uomo! E invece no. E tu rimani lì a cercare di capire cosa dice la loro vocina da donnina gracilina. Ma è impossibile.
Contestualizzata la specia -maschio messicano- aggiungiamoci due cose.
Uno.
Il primo giorno già ci delizia con una perla non indifferente. Si, io mi occupavo di Alzheimer, però il cancro è sempre stato il mio hobby. Leggevo papers sul cancro nel tempo libero.
E penso, mentre non riesco a trattenere la faccia da balle di fieno che rotolano nel deserto: Uhm, di certo il tuo hobby non è fare sport.
Due.
Mi dice che ha letto un papers (ovvio no?) sull'emergente problema sociale di FB. Viene stimato che nel 2020, mi dice, la causa principale di depressione fra gli adolescenti sarà associata ai social network, e in particolare correlata all'assenza di likes e di commenti.
Poi continua: "io giornalmente ricevo una decina di likes e commenti, una mia amica è triste perchè ne riceve pochissimi in SETTIMANE. E io la prendo in giro, però poi le scrivo qualcosa sulla bacheca così è contenta.."
E penso che probabilmente, non c'è bisogno di arrivare fino al 2020.
lunedì 24 ottobre 2011
Sabbia e pece.
Da leggere ascoltando:
Sera. L'inverno si avvicinava a passi neanche troppo felpati alla città. Mi trovo in un teatro dal parquet di un legno caldo, le cortine pesanti, un occhio di bue blocca in gelatina un pianoforte. Terza fila.
Non è la prima volta che utilizzo quell'ascendente tipico delle donne sugli uomini per ottenere qualcosa. Lui è un ragazzo del Dipartimento, che mi saluta con quel sgradevole "ciao bella" ognisantogiorno. Lui è un post-doc e gli piace vantarsi della sua carriera professionale. Credo non sospetti nemmeno lontanamente che è una delle cose che detesto di più. Calcio, soldi, macchine e quanto sei figo professionalmente parlando. Argomenti che mi azzerano totalmente ogni tipo di reazione chimica neuronale. Più del sonno.
Però lui aveva dei biglietti per il concerto di Allevi.
Allevi non lo avevo mai ascoltato. Forse per curiosità su YT. Un paio di volte. Ma non mi aveva colpito.
Adoro Einaudi. Questo sì. E uno dei miei ricordi più belli parla di un'alba a Rimini alla conclusione della notte rosa. Amici. Sono sdraiata sulla sabbia, la schiena contro il mio ragazzo di allora, a guardare il sole che progressivamente smetteva di tingere il mare e abbandonava i colori magici del rosso per diventare un classico sole di inizio luglio. Ad accompagnare questo momento già di per sè magico, Einaudi suonava il piano, in riva al mare. E' stato un momento di un'intensità così bella e preziosa che ancora oggi, a diversi anni di distanza, chiudendo gli occhi, sento il rumore delle onde del mare in bonaccia, e quelle note stupende, la salsedine, il calore del sole e la mia spina dorsale si ammorbidisce.
Sono molto curiosa di vedere se Allevi saprà equivalere questo ricordo.
La melodia sà toccare le corde giuste. Ma quello che mi emoziona di più sono le sue mani, quelle stesse che si muovono sicure e veloci sui tasti, al termine di ogni canzone, si alzano tremanti. Un fremito incontrollabile che lui non riesce a dissimulare.E si tocca il petto. E cerca di respirare. A volte appoggia le dita alle sue labbra e le riappoggia sui tasti, come se lui stesso rimanesse incredulo davanti alla magia di quelle note. E si alza, presentando la canzone successiva, come sempre. Si appoggia ripetutamente con una mano allo strumento, una presenza che rassicura, forse.
Mentre lui suona, nella mia immaginazione si alza una ballerina che comincia a danzare. E sento il rumore ritmato e sordo delle scarpe da punta sul parquet, l'odore della pece, il calore asfissiante dei fari e il dolore ai piedi.
Sono contenta di aver ripreso a danzare.
La mancanza della ballo era diventato così viscerale da essere per me insopportabile.
venerdì 14 ottobre 2011
Midnight in Paris.
Museo Picasso. Ancora. Divorare Parigi. Già il titolo dell’esposizione temporanea mi incuriosisce. Per la prima volta vedo delle opere di Van Gogh. Delle braccia gialle screziate di ceruleo escono dal quadro e ti trascinano dentro. Nessuna sorpresa. È amore a prima vista.
Ma quello che colpisce di più è un quadro piccolo di un artista che principalmente faceva litografie. Litografie ora molto conosciute.
Théophile-Alexandre Steinlen
The Embrace
Take me now baby here as I am
pull me close, try and understand
desire is hunger is the fire I breathe
love is a banquet on which we feed
Esco soddisfatta e contenta da questa atmosfera da Midnight in Paris. Mi siedo a un tavolo a sfogliare il libro della mostra. Finisco prima dei miei amici. L’arte è una questione personale. Ognuno procede a suo ritmo. C’è chi si ossessiona leggendo ogni piccola didascalia. JJ commentava anche le prese della corrente. Tutto questo non faceva altro che facilitare la mia impressione di essere in Midnight in paris. Lei era il mio personale professore saccente.
Mi si siede di fianco. Mano sulla schiena.
“Ti è piaciuto?” si sforza di parlare italiano.
“mh mh, mucho, me ha gustado mucho”.
I suoi occhi azzurri mi scrutano.
Gli dico che non avevo mai visto nulla di Van Gogh.
Poi mi sorprende. Iniziando a parlare del Louvre, dei suoi quadri che ha visto…
E pensare credevo fosse un pischello.
Continua a fissarmi.
E a me lo stomaco inizia a formicolare.
E a me lo stomaco inizia a formicolare.
lunedì 10 ottobre 2011
Barcellona sessualmente confusa.
Giá l’anno scorso gli approcci gai si sono affacciati.
E ben gestiti furono.
La cosa che ancora non mi era capitata è che amico gaio (e figo come quasi la totalità dei personaggi appartenenti al mondo gaio) di amica ti trascini in pista, balli con te come fa un uomo che gaio non è con una donna, e che dopo avermi lungamente assaporato il collo mi baci.
Ecco questo ancora non mi era capitato.
Poi si sdrammatizza. "Eh, lo so.. Di tette così in vita tua non ne hai mai viste.. "
Poi c’era anche il suo moroso gaio lasciato a poltrire nella sua noiosa poltritudine.. mica va a ballare lui..
Poi c’è amico di frenchcoinquy che fino ad ora stava a Madrid. Amico con morosa. Morosa che porta tante di quelle corna che nemmeno un appendichiavi tirolese molto pieno di ganci. Amico che sta con il suddetto appendichiavi, io suppongo, solo perchè ha scoperto quale profondo piacere ci sia nel sottomettere fisicamente una donna che sostanzialmente si crede JJ (Jesus Jr.), e parla con una frequenza superiore al battito cardiaco di un colibrì. Spesso quando la sua presenza diventa insostenibile, mi immagino la scena, e un po’ di piacere lo provo anche io.
Amico che voleva aggiungere un gancio all’appendichiavi con me. Ma a me ste cose non piacciono. Nonostante JJ, come si è capito, non è esattamente la mia best friend.
martedì 4 ottobre 2011
Good Feeling.
Ibiza.
Italiani, droga, feste incredibili e incredibilmente costose, e mare stupendo.
Mare favoloso.
Le mie compagne di viaggio mi hanno stupito. Prima di partire mi stavo maledicendo. Al lavoro è faticoso stare con loro. Ma siamo tutte donne. Caratteri diversi. Vedersi tutti i giorni. Lavorare assieme tutti i giorni. Probabilmente odierei anche la mia ombra se ci dovessi avere così tanto a che fare.
C’è ScattinoComplessato. Lei è bellissima. Tanto bella quanto insicura. Come sempre. Lei è stata la prima a farmi capire che in Spagna e paesi ispanico-parlanti, la tristezza si cura sistematicamente con antidepressivi. Qui tutte, tutte le ragazze sono in cura. Ancora non riesco a capire se le loro tristezze sono davvero così profonde, o semplicemente non sono in grado di vedere tutti quei dettagli che ti fanno andare a letto comunque soddisfatta. Lei, ad ogni modo è una grande amica. E sa consolare quando ce n’è veramente bisogno. E sa divertirsi. Ed è perennemente nello stato di scattino quando prende il caffè. Nei dieci minuti che mi aspettava sotto casa qualche mese fa, ha deciso di mettersi a pulire la macchina e il baule. E l’ha fatto.
Poi c’è FigliaDeiFiori. Lei è capace di dimenticarsi ogni cosa fuori posto, di trattare con un farmaco un controllo, di iniziare un esperimento senza aver la minima idea di quello che sta facendo. Tratta ogni lato della sua vita lavorativa con lo stesso stato di ebrezza effimera del venerdì sera. È sempre, perennemente, in un campo di fiori pieno di farfalle. E non sai se quando le stai parlando e lei posa i suoi occhioni di miele su di te, ti sta realmente guardando, o in realtà sta contando le farfalle tra i fili d’erba.
Ma nonostante tutto questo, Ibiza è stata favolosa. Loro le compagne ideali. Una vacanza compressa indimenticabile. Si parla già di replicare a Menorca o Berlino. So benissimo che l’eccitazione pianificatrice del momento sarà dimenticata presto. Ma anche solo pensarlo mi fa piacere.
Tornando a casa dal lavoro, sciami di nani invadevano i parchetti tra la fermata della metro e casa mia. E mentre chiudevo la porta del condominio è comparsa una bambina sul marciapiede. Mi fissa e inizia a cantare.
Faccio rapidamente mente locale sul giorno, e una volta appurato che non è Halloween, le chiedo se vuole entrare. Lei mi sorride, fa cenno di no con la testa, e voltandosi, con i ricci, il vestitino bianco con i fiori rossi, le scarpine, e il suo sorriso se ne va. Continuando a cantare.
Qualche secondo per accorgermi quanto mi manca lavorare con i bambini.
La nonna di Daisy è stata qui nel weekend. Mi ha lasciato sul letto un paio di espardenyes blu. Ha cucito l’orlo della tenda in sala che ora cade dritta e sicura in direzione del pavimento, e non è più costretta in un improbabile nodo.
Poche cose che scaldano il cuore e ti fanno sentire a casa anche qui.
domenica 25 settembre 2011
Stream of consciousness.
Riposo che non è riposo. Week end a schegge che si conficcano lentamente. Piano, piano, sempre più in fondo. La routine appiccicaticcia continua senza apparenti deviazioni. Ma vai in laboratorio anche quando potresti stare a casa. Anche quando nessuno va in laboratorio perché è sabato o domenca. Ad esempio. Giochetti squallidi si insinuano sotto pelle. Riassunto perfetto nella canzone degli Afterhours, e nelle immagini di highfivecollective. E ti chiedi quando riuscirai a fermarti. Se è veramente questo quello che desideri per te. Male di miele. Ma il problema è sempre quello alla fine. Penso troppo. E poi è domenica sera anche per me.
lunedì 19 settembre 2011
Stagni.
Consideriamo che vado in piscina. Consideriamo anche che le mie corsie preferite vengono indicate generalmente con il disegnino della tartaruga o di Nemo. Proprio quella corsia che ti porta a vivere nel terrore di vedere il tuo braccio sinistro sfracellarsi durante il dorso contro il morbido muro piastrellato. Proprio quelle braccia la cui potenza annessa è stata definita negli anni nei modi più diversi, ma che il più divertente è “braccia di cacca”.
Considerato tutto questo, và da sé che i miei compagni di corsia appartengano alle specie ittiche più variegate.
Una volta superati i sette-dieci minuti di acclimatamento graduale alle temperature artiche dell’acqua, attività che mi azzera qualsiasi facoltà mentale, inizio a riprendere contatto con il mondo. E allora, tra una vasca e l’altra inizio a notare i miei compagni di acquario.
Ci sono i pesci pulitori. Essi rimangono attaccati al muretto, con la bocca al pelo dell’acqua. La durata è variabile, probabilmente correlata al livello igenico dell’acquitrino. Il più operoso è arrivato alla mezz’oretta.
Ci sono i siluri. Essi non hanno sesso. Vanno tanto veloci che non riesco a identificarli. E normalmente non sono nella mia stessa barriera corallina.
Poi vengono i sommergibili. Loro ti stanno osservando. Sempre. Con la testa sopra o sotto il pelo dell’acqua. Sai che ti stanno osservando. Lo percepisci. E sanno del magnifying power dell’acqua. E lo usano a loro favore.
Ci sono i bambini Idra. Nella versione ridimensionata. Hanno due teste. Un galleggiante oviforme sapientemente collocato a livello del torace permette loro di dare questa illusione. Che siano in posizione retta o paralleli al pelo dell’acqua hanno comunque una testa che spunta.
Poi vengono i tamarri. Normalmente arrivano a sciami. E i tamarrissimi. Questi si possono riconoscere per la tipica forma a croissant. Definizione adorabile made in Pepe, moroso di Daisy, l’altra mia coinquy. Questi personaggi sai che se per errore dovessero stendere le loro braccia, si provocherebbero una qualche frattura all’articolazione del gomito.
Ci sono anche i pesci sorpresa. Questi normalmente ti precedono. E quando tu decidi di fare dorso. Loro a sorpresa si fermano a metà corsia. Terrorizzati. E se per qualche motivo tu te ne accorgi, e cerchi di superarli, loro ti soprendono nuovamente. Perché ligi al ferreo codice della strada, per tornare indietro decidono di avvicinarsi all’altro bordo. E quindi, comunque, li tamponi.
Poi ci sono alcuni pesci che meritano una menzione d’onore.
C’è il pesce BraccioSinistroOndaAnomala. Incapace di fare delle rotazioni normali con il braccio sinistro. È in grado di generare un’onda d’urto che ti sposta al bordo esterno della corsia.
C’è il pesce FacciamoAGaraAChiSpruzzaPiùLontano. A volte l’ho vista superare le due corsie. È una vera potenza.
E poi, raramente, c’è il bronzo di riace. Che se anche non ne hai bisogno, la testa fuori dall’acqua la devi tirare fuori. E rimani in adorazione.
Altro tempo andrebbe dedicato a descrivere la fauna delle doccie. Quella fauna che vorresti essere un uomo per avere la possibilità di non vederla.
Ma questa volta mi trattengo.
mercoledì 14 settembre 2011
La DF syndrome
Quando pulisci casa in anticipo.
Quando paghi l’affitto appena ti arriva lo stipendio.
Quando fai una torta e viene buonissima.
Quando compri il fertilizzante per cercare di far resuscitare la tua orchidea.
Quando il basilico cresce rigoglioso in terrazza.
Quando insegni al FrenchCoinquy a cucinare la pasta ComeSiDeve.
Quando riesci ad andare dal calzolaio a chiedere consigli su come sistemare le tue scarpe preferite.
Quando succedono tutte queste cose mi accorgo di soffrire della Sindrome della DonnaFatta.
Poi vado in piscina e mi accorgo di aver dimenticato le mutande a casa e l’unica cosa che ho di simile a una mutanda è il costume bagnato fradicio. E rinsavisco.
martedì 13 settembre 2011
Catalans.
Ho sostenuto una conversazione in catalano.
In ascensore.
Parole banali, non c'è che dire.
Ma non mi hanno sgamata. Nessun dubbio.
Nessuna espressione facciale mi ha fatto capire che dubitassero della mia catalanità.
Nemmeno un pluf.
Il mio senso di onnipotenza oggi sta raggiungendo altezze astronomiche.
In ascensore.
Parole banali, non c'è che dire.
Ma non mi hanno sgamata. Nessun dubbio.
Nessuna espressione facciale mi ha fatto capire che dubitassero della mia catalanità.
Nemmeno un pluf.
Il mio senso di onnipotenza oggi sta raggiungendo altezze astronomiche.
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